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Nuove testimonianze su Padre Pio

Per amor tuo
Mio figlio era prenotato per la confessione, ma quando giunse il suo giorno, ci ricordammo che si era confessato da un altro sacerdote appena due giorni prima. Era noto che il Padre mandava via chi tornasse a confessarsi se non fossero trascorsi otto giorni dall’ul­tima volta. Non volendo deludere il ragazzo lo faccio mettere in fila per attendere il suo turno, ed intanto prego con quanta fede ho: «Padre, lo faccia per amore della Madonna. Non lo mandi via. Lo faccia per amore della Madonna…». Tutto va liscio. Quando, insieme con il figliuolo, vado a baciargli la mano e a salutarlo, mi guarda con dolcezza e, quasi rimproverandomi, dice: «Lo avrei fatto anche solo per amore tuo…». dott. Remo Vincenti – Alviano (Terni)

Prendere per il collo
Erano da lui un gruppo di devoti di Pietrelcina. Uno di essi gli ricorda: «Padre, Maria insiste che quella grazia la vuole proprio!». «Digli cuscì che Gesù Cristo quella grazia proprio non gliela vò fà: io mica lo posso piglià pe’ lu collo!» («digli così che Gesù Cristo quella grazia non gliela vuol fare: io mica posso prenderlo per il collo!»). udita da F. Modestino

Tre pugni in testa
Mentre si attendeva che il Padre uscisse dalla porta della sacrestia mi raccolsi in preghiera e pensai, senza però dirlo a nessuno: «Quando passa il Padre gli chiederò di mettermi la mano in testa, per illuminarmi sulle cose da fare». Il Padre esce poco dopo, tutto gioioso. Arriva davanti a me e mi dà tre pugni in testa tanto forti che ne portai il dolore fino alla sera. Un mio amico gli disse: «Padre, ora la sfondate la testa alla signorina!». E lui: «Chi, quella? – rispose sorridendo – Vuole la mano in testa ed io gliel’ho messa con tutto il cuore». M.P. – «Casa Sollievo della Sofferenza»

Caramelle
Un bambino, figlio di un vigile urbano, invano desiderava da tanto tempo un trenino elettrico. Sotto l’Epifania il bambino, rivolgendosi al ritrat­to di Padre Pio appeso alla parete, gli fa una proposta: «Senti, Padre Pio, se mi fai avere un trenino elet­trico, io ti porto un pacco di caramelle». Il giorno dell’Epifania, il babbo – che era un vigile urbano – tra i doni che in questa ricorrenza si sogliono fare ai vigili, trovò un trenino elettrico. Trascorso qualche tempo, il bambino fu condotto dalla zia – devota di Padre Pio – a S. Giovanni Rotondo. Padre Pio, paterno e sorridente, dandogli un buffetto sulla guancia, gli chiede: «… e le caramelle, me le hai portate?».

Piantala
In sacrestia, il Padre si vestiva e pregava. Eravamo tutti intorno a lui. Io pregavo silenziosamente, o me­glio parlavo con il Padre, ma solo col pensiero, e gli raccomandavo ora la tale persona, ora la tal’altra. Ad un tratto il Padre si volta verso di me e dice: «E piantala». La gente presente si meraviglia e mi guarda. Ma io continuo a raccomandare le persone che mi stavano a cuore. E Padre Pio, leggendo il pensiero, mi ripete con più forza: «E quando la pianti?!». Don Nino Magnoni «Casa Sollievo della Sofferenza»

Il primo treno
Il Papa Benedetto XV disse un giorno ad un vescovo che cercava di metterlo in guardia contro questo «truffatore»: «Figlio mio, certamente voi siete male informato. Io vi consiglio vivamente di andare sul posto per vedere coi vostri propri occhi». I desideri del Papa sono ordini, e qualche giorno dopo, senza dirlo a nessuno, monsignore prese il treno per Foggia. Appena sceso alla stazione vede venirsi incontro due cappuccini che lo salutano con rispetto: «Benvenuto, Eccellenza! Padre Pio ci manda per accompagnarvi a S. Giovanni Rotondo». «Ma Padre Pio non sa nulla del mio viaggio…». «Di certo ne è stato informato – risposero i frati – ­ha detto che è il Papa che vi manda». Ci fu un momento di silenzio. Poi il monsignore andò a prendere il primo treno per Roma. (M. Winowska – «II vero volto di Padre Pio»)

La scarpa
Mons. Giuseppe Orlando, raccontava di un contadino di sua conoscenza che, preso una sera da un fortissimo mal di denti, diede di piglio a una scarpa e infranse il quadretto appeso al capezzale nel quale c’era una fotografia di Padre Pio. Il motivo? perché il Padre era stato sordo alle sue disperate, insistenti invocazioni. Dimentico del gesto irriverente, qualche mese dopo il contadino si recò a S. Giovanni Rotondo. Si inginocchiò in confessionale, ai piedi di Padre Pio, ma non ebbe il tempo di dire le prime mancanze, che il Padre gli apostrofò: «Hai anche questo coraggio, dopo quella scarpata che mi è arrivata!…». G.P. Siena – «L’Angelo di Dio»

Non prendo medicine
Mi sentivo molto male e avevo l’impressione che le medicine mi facessero più male che bene. Andai a trovare il Padre, ma non riuscivo a parlar­gli; potetti solo vederlo passare per la sacrestia vec­chia, mentre rientrava dalle confessioni. Non sapendo come fare, gli gridai tra il brusio generale: «Padre, le medicine non le prendo più!». Lui continuava a camminare, come se non mi avesse udita. Dopo qualche passo si fermò, si girò verso di me e, con una espressione tra il terrorizzato e il sorridente, rispose: «Nemmeno io, nemmeno io …». Da allora non prendo più medicine. Maria Pompa – L’Aquila

Le iniezioni
Nel 1939 ero dolorante per un fastidioso male al ginocchio sinistro, che era gonfio come un pallone. Il medico mi aveva ordinato una lunga cura ma, prima di iniziarla, decisi improvvisamente di andare da Padre Pio di cui avevo sentito parlare. Mi confessai da lui, gli raccontai della mia vita, del mio male e dell’ispirazione che avevo avuto ad andare da lui prima di iniziare la cura. Lo stesso giorno, prima di ripartire, mi ac­corsi improvvisamente che il ginocchio si era sgon­fiato e non mi dava più fastidio. Pieno di gioia corsi dal Padre, nella sacrestia vecchia, per ringraziarlo: «Non ringraziare me, ma il Signore. E quelle iniezioni – aggiunge sorridendo – di al medico che se le facesse lui…». Goffredo Gentile – Giulianova (TE)

Mi mancherà l’aria
Un giorno, sul terrazzo che dava alle spalle del convento, un signore gli chiese: Padre, che ne pensa della cripta in costruzione sotto il santuario?» «Ho l’impressione che sia un po’ strettina e che mi mancherà l’aria», rispose egli sorridendo.

Ci starò molto poco
Il Padre fu invitato a visitare la cripta, dove ora riposa la sua venerata salma. Giù in cripta, si avvide della costruzione della tomba. Finse di non capire, e chiese al giovane capo­mastro che era lì: «Dimmi un po’, guaglio’: che state facendo?» «Padre, non lo so», rispose emozionatissimo il giovane. «Ma come non lo sai? Dimmi che state facendo». «Padre, forse un altare». Di lì a pochi istanti, con un largo sorriso e la sua solita gomitata, Padre Pio gli disse: «Guaglio’, ho da dirti una cosa. Sappi che qui sotto ci starò molto poco».

Tre anni
G. Finazzo: Mi presentai al confessionale, ma non ero eccessi­vamente convinto. Cominciai con un lungo discorso sul fatto che sì, ero peccatore, ma in fondo credevo in Dio… «Non è che vuoi scrivere un articolo giornalisti­co?» – tagliò corto Padre Pio – «Dimmi i peccati». «Sono tanti che non li ricordo più», risposi. Poi, rendendomi conto che le cose si stavano mettendo male, mi alzai dicendogli: «Padre, non sono venuto preparato per la confes­sione, verrò un altro giorno». Potei tornare solo dopo tre anni. Non appena mi inginocchiai davanti a lui, Padre Pio esclamò: «Sei tornato per farmi perdere tempo?» «Stavolta sono preparato per confessarmi». «E hai impiegato tre anni per prepararti?»

Montini
Era da poco morto Papa Giovanni, e i cardinali erano riuniti in Conclave per l’elezione del successore. Io ero ansioso di sapere in anticipo chi sarebbe stato l’eletto, e pertanto tormentavo continuamente il Padre. Un giorno, nell’uscire dal refettorio, gli rifeci la stessa domanda alla presenza di un altro confratello. Allora il Padre, con estrema sicurezza, esclamò: «Ma sarà Montini!», ed aggiunse: «Beh, m’è usci­to, mo’…». P. Eusebio da Castelpetroso «Casa Sollievo della Sofferenza»

Insulti e parolacce
Il cancelliere del Tribunale di Lucera, avendo la moglie prossima al parto che si presenta difficilissimo, va da Padre Pio. «Va tranquillo – gli dice il Padre – niente ferri». Al momento del parto le cose si complicano e i medici gli dicono che se non si opera subito moriranno madre e figlio. Egli, disperato, va nella camera accanto ove c’è la fotografia di Padre Pio al muro e dinanzi a quella comincia a vomitare insulti e parolacce. Non ha ancora finito di sfogarsi, quand’ecco gli giunge all’orec­chio un vagito: si precipita nella camera della moglie e trova un bel maschietto nato «senza ferri», con grande stupore dei medici già pronti ad intervenire. Dopo pochi giorni il cancelliere si reca a S. Giovan­ni Rotondo e, in confessione, comincia a ringraziare il Padre. Ma questi, interrompendolo, gli dice: «Va bene. Ma tutte quelle parolacce ed insulti che hai detto davanti alla mia fotografia – e glieli ripetè tutti! – non li devi dire più!». Settimio Manelli – «Casa Sollievo della Sofferenza»

Sordo
Ero andata a S. Giovanni per confessarmi e per ringraziare il Padre di una grande grazia ricevuta. Dopo la confessione, lo ringraziai; ma lui non mi rispose. Lo ringraziai ancora, e, poiché non dava segni di risposta, non insistetti, pensando che fosse un po’ sordo. Mi allontanai dal confessionale con l’amarezza di non avergli potuto manifestare la mia riconoscenza. Andai ad attendere in portineria, insieme ad altre donne, il passaggio del Padre che, attraverso la sacrestia vecchia, rientrava in convento. Quando mi passò vici­no, riuscii a prendergli la mano e a stringerla forte senza riuscire a dire nulla per l’emozione. Sorridendomi ritirò la mano e: «Piano, che mi fai male… di buono io ho soltanto le orecchie!…». da «Casa Sollievo della Sofferenza»

Terramicina 250 mg.
Accompagnato dal dott. Sanguinetti riuscii ad avvicinare Padre Pio nella sua cella. Una brevissima presentazione, e: «Svizzero, tu hai portato il farmaco che abbisogna a Padre Agostino il vecchio padre Guardiano che sta male!». Mi sentii rabbrividire. Il medico mi aveva ordina­to, pochi giorni prima della mia partenza per S. Gio­vanni Rotondo, della terramicina da 250 mmg., allora difficile a trovarsi e costosissima. I miei parenti me l’avevano procurata, ma non volli prenderla propo­nendomi di regalarla alla Clinica di Padre Pio. Non avevo parlato a nessuno del farmaco. Il dott. Sanguinetti mi disse: «Avrei bisogno della terramicina di dose forte, da 250 mmg.». Il Padre, prendendo dalla mia mano il tubetto, lo porse a Sanguinetti, dicendo in tono quasi canzonatorio: «Va bene, dottore?». Il medico annuì: pur essendo abituato ai metodi del Padre, questa volta pure lui era rimasto colpito. da “Casa Sollievo della Sofferenza”

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